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25 Aprile

 
 
 
 
 

“punto di partenza per costruire insieme un futuro migliore” (G. Napolitano)

 

Questa è Storia:

"Nel corso della seconda guerra mondiale, la Resistenza italiana (chiamata anche Resistenza partigiana o più semplicemente Resistenza) sorse dall'impegno comune di individui, partiti e movimenti che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e la conseguente invasione dell'Italia da parte della Germania nazista, si opposero - militarmente o anche solo politicamente - agli occupanti e alla Repubblica Sociale Italiana, fondata da Benito Mussolini sul territorio controllato dalle truppe germaniche.

Ne scaturì la "guerra partigiana", conclusasi il 25 aprile 1945, quando l'insurrezione armata proclamata dal Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia (CLNAI) consentì di prendere il controllo di quasi tutte le città del nord del paese. Era l'ultima parte di territorio ancora occupata dalle truppe tedesche in ritirata verso la Germania e soggetta all'azione repressiva delle formazioni repubblichine della Repubblica Sociale Italiana cui il movimento partigiano opponeva la propria resistenza. La resa incondizionata dell'esercito tedesco si ebbe il 29 aprile.

Il movimento resistenziale - inquadrabile storicamente nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all'occupazione nazista - fu caratterizzato in Italia dall'impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici). I partiti animatori della Resistenza, riuniti nel CLN, avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra.

L'Assemblea costituente, eletta nel 1946 contestualmente allo svolgimento del referendum istituzionale, fu in massima parte composta da esponenti dei partiti del CLN che, in tale veste, elaborarono la Costituzione della Repubblica Italiana, ispirata ai principi della democrazia e dell'antifascismo."

Sull’onda di un revisionismo storico basato sulla non cultura e la non conoscenza, alcune componenti politiche arrivano a definire il 25 Aprile “festa di parte” – non partecipano alle celebrazioni della Liberazione, vietano la presenza di bandiere, ostacolano il coinvolgimento delle scuole, impediscono il ricordo, la Memoria. E come giustificazione accomunano un moto nazionale di liberazione con eccidi perpretati come diretta eredità del ventennio fascista e dell'occupazione italiana dei Balcani durante la Seconda guerra mondiale.

Evidentemente gli esponenti locali “di parte” non condividono le conclusioni della famosa Assemblea di Fiuggi nel corso della quale l'antifascismo venne definito "momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato". Per non parlare poi della definitiva condanna del Fascismo sancita nelle storiche dichiarazioni rilasciate in Israele.

Non festeggiare il 25 Aprile significa molto semplicemente non condividere quel giudizio e confondere la nostalgia con la politica del proprio partito. O ingannare i propri elettori.

25 Aprile = Festa della Liberazione = Festa di TUTTI gli Italiani

 


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